Consonanza

Avevi cessato di porre domande.
L'urgenza di una risposta
affondò in una paziente, oscura condizione.
La questione era risolta non tanto per una tua assorta
abilità intellettuale e una propensione spirituale, mistica,
e neppure per un impegno
severo nel disquisirne elementi
e  varianti. Neppure per un assopimento della tua geniale
curiosità, connaturata, a volte
imbarazzante, ma sempre
innocente, innocua. Dimenticavi
immediatamente perché 
immediatamente una smemoratezza gentile calava
vespertina sulle informazioni.
Dell'indagine, tenuemente tracciata, era palese all'interlocutore, l'empatia.
Non deliberata ma insopprimibile. 
La partecipazione era imperturbata ammaliatrice.
Avevi cessato di porre
domande perché la risposta
era ininfluente all'incessante,
statico divenire di eventi
strategicamente mutevoli
e della implicita
 loro storiografia.
L'accettazione dello svolgere
sé stessa della cronaca umana,
non passivamente ma in 
modo creativo e in sintonia
con la perfetta solitudine 
degli Universi, era stata fatale.
Una congiunzione di mondi
segreti permeati nel Mistero.
L'Ombra sperduta della tua 
Anima tesseva e scioglieva
quei veli che l'avevano frenata
all'intrapresa del viaggio.
Ascetica ascesi o abisso 
sollecito nell'accoglierti.
Calice profuso di silenzio.
Malia senza dolore.





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