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Corte itinerante

Predicava, trasognata, e ancora, con animo gentile, senza volontà di persuadere  ma offrendo, a sé e  al riflesso proiettato sulla superficie del mondo, un sogno il cui dialogo danzava policromo tra una sognante creatura e l'altra. Predicava, e ancora, ad uno stuolo di foglie volteggianti al vento, ombroso trastullo, a una coltre di nubi, forma della trasparenza, qualora cercasse la trasparenza un confine in cui indugiare, pigramente,  una riva di pietre piccole pronte a farsi respiro dell'acqua più limpida, sorgiva dissetante, a ombre teriomorfe sospese in un affresco celeste, nel vuoto leggero che non riempiono risonanze di antichi linguaggi, né pause scabre, solo un silenzio che ogni ferita e male guarisce  antecedente la misura del tempo. Predicava, e ancora, per poco, vestita di saio e nulla più, la corte  in ascolto arretrava nella nebbia profumata dell'ignoto non essere.

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