Il governo delle cose
Trascendi il governo delle cose. Lo decanta una poesia tenera, ai margini più lontani, quelli che, nonostante gli aruspici avessero dato responso favorevole, mai si sarebbero avverati. Così. Quando fosti archiviata nessuno vi fece caso, nessuno indugio', nessuno contemplo' o espresse l' incanto che ti aveva sottratta, distratta e compresa in sé. Con te, altri. Da non si sa dove. Reliquie fragili ma resistenti anche se inutilizzate, il cui destino sarebbe stato la rottamazione. Indolore? Senza appello? Sequenza terminale di un declino formalmente cortese, inavvertito al suo inizio, in seguito precipitoso, inarrestabile. Indolore? Perché troppo acuta, tanto acuta da dover essere attenuata, per una sorta di compensazione, fino alla totale scomparsa, la sofferenza. L'avrebbe potuta calibrare, misurare fino alla profondità del suo essere dolore, essenza intransitabile, una anestesia delicata, la cui acc...