Ciclo
È una notte senza luna, divampa, buio, il sogno. Sempre più ti ritrai, ti sottrai alla misura, profondo il fondo, quasi irraggiungibile. Il culmine del fondo. Proviene da antichi lidi, ne accarezza la linea impossibile, estrema, oltre la quale il salto, l'Epifania ti lascia accadere, attonita e cadere, all'infinito, nell'infinito. Contempli integrarsi suono e silenzio, forme policrome, veggenti forme al limite dell'oblio e del suo disincanto, permeato di nostalgia. Ti staccarono dalla Creatrice, distogliendoti, con acuta pena, dal suo nutrimento munifico, ma non esaustivo, affine ma non identico. E prendesti congedo dall'abbandono al vuoto per incarnarti, lancinante, la materia del tuo essere fu profanata, allora. Se non è speranza, non è fede e la contesa dell'essere qui, ora, dentro l'anima, senza aspettative, estrema. La vita è lacuna, divario, sospensione di uno stato perfetto la cui interruzione è sacrilegio. Parabol...