Letargia
Ti scorsi, svelata da
uno squarcio
nella volta celeste.
Ti riconobbi, monastica
figura, ogiva, proiezione
di un vissuto irreale ma ben delineato. L'antefatto era permeato di tutte le ombre
che, sororali, ti avevano,
amabili residui di pensieri immaturi, accompagnata,
senza esigere
nulla in cambio. Nessun
patto doveva essere
rispettato, nessuna cerimonia
svolta, nessun tempo
ricordato. Data l'assenza di
qualsivoglia finalità,
ti disfacesti, sciamando,
pulviscolo sidereo la cui
comprensione di essere
nullità assoluta, traeva
da un universo all'altro,
transitando, itinerante
maestà, franta nel vuoto,
nel suo abisso.
Ti vidi affacciata sopra
quel mondo oscuro privo
di custodi.
Ti vidi e ti guardai a lungo.
Cadevi lenta
in un letargo
impermanente,
mentre l'espansione
del respiro sospende
l'eternità.
L'esattrice contempla
compassionevole,
paziente
la tua beatitudine.
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