Gentilezza
è corollario ad una ritualità
che apprendesti, discepola
ligia, apologeta fervente, seguendo una severa
liturgia, intricata nelle fibre
dell'anima. Sua costituente
insostituibile.
Tu, nolente?
Una gentilezza mandarina.
Maschera senza volto,
per averlo divorato, brano
a brano, incolpevole reggente
di una diafana eredità,
trascritta senza scopo
apparente,
in parte perché non esistono
lettrici e neppure lettori,
tanto meno eredi degni di
significanza,
in parte perché il testamento
era stato redatto
con inchiostro invisibile.
La tua gentilezza fugace,
aracnea per il silenzio,
affiora fredda, ossimoro
intempestivo, solenne.
Indistinguibile da una
qualsiasi ragionevolezza
risolutiva.
Esecutrice di un compito
insensato, ulteriorita'
segreta, non scevra
dell'ipocrisia che permette
la convivenza.
Non la coabitazione.
Eri un programma gentile.
Non avresti mai voluto
entrare in collisione con
alcuno, tua meta,
il Mare di Oort, glaciale
spazio sidereo,
irraggiungibile.
Profondamente immerso
nel profondo nulla
che dà origine ai sogni.
Senza età, gentilmente,
disarmante, "revenante"
ti aggiri, senza inoltrarti,
al di là di quei sogni.
Immagine fotografica di
Parola Bertasio
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