Anima
Ti fu conferito un incarico
di grande rilevanza.
Ti eri già posta la questione,
intuendone la gravità,
percependo le ripercussioni,
la cui durata nel tempo
e nello spazio sarebbero
state incalcolabili,
sottolineando
comunque il loro
compiersi postremo,
ineluttabile, una questione
lasciata aperta, ferita
beante in attesa
di guarigione.
Ti fu richiesto di ospitare
il divino.
Divino concetto, pregiato,
studiato a lungo da teologi
sapienti, anacoreti arroccati
in eremi che nessuno
avrebbe potuto raggiungere.
A quei " maestri di sapienza", teoreti di esperienza affabulatrice, avevano
edificato strade con varianti
strategiche, anticipando
una finalità rigorosa,
teosofi mitemente ostinati,
immersi in un amore
singolare, del tutto inventato,
un amore ideale, potente,
trasmutato, in seguito,
in legge.
Amore di Dio.
Ti chiedesti.
Anche Dio ha timore
di svanire se non ricordato?
È urna di sacra memoria,
la memoria?
E tu? Che avresti voluto
contemplare il sogno
sognato dagli Universi,
fino alla fine dei tempi,
non essendo calata in
un corpo sottile colmo
di malinconia, accorato
per sgomento,
inconsolato, Anima mia,
quale destino ti sarebbe
toccato, qualora avessi
accettato la funzione
di portatrice del divino,
gravata da quel peso,
tu che avresti voluto
contemplare all'infinito
il vuoto infinito
e la sua leggerezza
inappellabile?
Solitaria condizione
nella quale giace, vana,
anche
l'urgenza della Coscienza.
Addormentata
per mai essere esistita.
Ti sottraesti, Anima mia,
alla profferta, sia pure
allettante, dissolvendoti.
Ti sopravvivra' per
un certo tempo, fuggevole,
la materia esaustiva
del suo mandato,
che a sua volta ti aveva
custodita, amata,
condannata?
La questione è aperta.
Abita l'anima il divino?
O si tratta di un corpo
alieno la cui appartenenza
significa dolore?
Non accogliendo l'invito
tornerà libera alla fonte
incontaminata,
antecedente
ogni respiro, l'Anima,
verginale, intangibile?
La questione è aperta.
Immagine fotografica di Francesca Spadaro
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