Non dire addio

"Amore, non dire addio, 
sono partita per una terra
sconosciuta, 
dove finalmente
sarai mio."
Cerchi conforto? 
Lo doni
accettando
la fragilità della carne, 
il pianto illune della materia,
tu embrasses le monde entier,
essendo.
Sapienti gli animali nella cura,
nel prendersi cura, senza
riserve, incondizionata, 
e dei corpi innocenti e
delle anime celate 
nella carne.
Tessitori, gli umani, 
di inganni, mistificano
" la cura", trasformandola 
in una sorta di meccanica
arcana, perché 
l'intelletto fugge da questa 
opera, nell'orrore di
contemplare sé nella
caduca fragilità dell'Altro.
Abbellire, edulcorare, ringiovanire, guarire,  
modificare è l'intento.
Disegnare la perfezione,
epigona dell'immortalità, 
bramata.
Accogliere fragilità e
dissoluzione, accettate
come meta finale potrebbe
esprimere quel conforto
silenzioso, lenitivo
compagno in un viaggio
solitario.
La vita fa male. 
Nonostante i tentativi
di mitigare il male e 
conferire un senso alla
fatalità che identifichiamo
come "vita", dolente di sofferenza incrollabile, 
per molti, troppi esseri, 
non sempre, ma con  
sincronicita ' ubiquitaria,
la vita fa male.
Nella lucida consapevolezza
serpeggia una disperazione 
di incalcolabile portata,  
una questione radicale 
irrisolta, irrisolvibile. 
Come l'Ombra, gemina 
sognante, ti sta accanto
e conforta. Non pretende 
altro.
"Dice, ci sono anche quando
non mi vedi."



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