Aura di un concetto
La resa fu senza condizioni.
Si avvalsero, forme in fuga,
di una capacità implicita
nella fuga stessa, essere
deputata all'invisibilita',
per assenza di fuggitivi,
per il loro essere, in realtà,
ipotesi, inconsistenti teorie
che nessuna teocrazia
avrebbe mai comprovato, o
paradossalmente,
all'origine, non aveva
formulato.
Quando fu imposta una
identità al "divino", percepito
all' inizio come aura
misteriosa, manifesta
attraverso inspiegabili
fenomeni pervasi di
bellezza travolgente
venerata,
con intento propiziatorio,
allora, infantile,
innocente?
L'imposizione del nome
fu sincronica alla perdita
dell'innocenza e questo
evento irrevocabile, male
senza guarigione, segnò
la condanna di Dio,
distinto dal divino attraverso
il nome, circoscritto
da limiti inevitabili, per
quanto è limitato il nostro
intelletto, e del nostro stesso
essere, umani, disumani,
disumanizzati, non più
appartenenti a Madre
Terra, non più animali,
bensì dotati di una natura
peculiare, ibrida, uniformata
ad un cliché complicato
ma caratterizzato da una
qualità preponderante,
non variabile,
non soggetta ad evoluzione,
molto vecchia e degenerata
perché immutabile
commistione di arroganza,
smodatezza, insaziabilita',
irrefrenabile piacere nel
causare dolore,
sopraffazione.
Condannare a morte Dio,
dopo averlo sottratto
a rari, rarefatti anacoreti,
primitivi adoratori del
Mistero, fu fatale anche
per noi umani, qualsiasi "cosa"
rappresentiamo,
posseduti da un fato
accuratamente immaginato,
senza regole, senza
leggi, regole e leggi che
gli Universi seguono e
custodiscono, sapienti.
Nessun saggio si offrì,
vicario, a trasmutarlo.
Se si offrì, fu rinnegato.
Dalla negazione del
"divino", dalla profanazione
del "sacro" ebbero origine
Dio e la sua Chiesa,
a misura d'uomo.
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