Corpi celesti

Fu il primo senso di ciò 
che significa dolore, 
il suo immaginario, 
non carne martoriata
o perdita di un credo,
la sua luminosità 
protettiva, l'aura, 
uno dei mille percorsi
intrapresi e abbandonati,
a spezzarti il cuore.
Ti avvolgevano fasce
leggere, vele
veleggianti al trascorrere
del vento, adombrato,
assimilato alla carezza
del vuoto che sciama,
nei sogni.
Fu la percezione,
che mai avresti potuto
dimenticare, di stelle
in caduta libera 
dalla nicchia
che era stata loro dimora,
lassù, nella volta, nella sua
ombra segreta.
Vedesti morire grappoli
di stelle, incandescenti
precipitare e spegnersi
senza un lamento, 
disfarsi la materia, farsi
silenzio, schiudersi
membrane fragili, ricadere
infine, spezzando 
l'eternità creduta eterna.
Fu severa la deposizione
delle spoglie,
adamantina l'urna
che le avrebbe accolte.
Anche le stelle muoiono.
Questo ti frantumo' il cuore.
Vagano nello spazio
frammenti, danzando, 
relitti minuscoli,
vampe intermittenti,
tracce trascese,
mutamente in attesa 
di una riparazione
che mai avrà luogo.












 

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