Il buio cala lesto
Alcune storie sono
concilianti. Sai, vanno
a finire " bene". Lo sai
senza sapere o chiederti
"come" ne sei venuta
a conoscenza.
Questa certezza,
peraltro inesplicabile,
anche se dotata di
ragionevolezza, non ti
conforta.
Allora, di soppiatto,
fingendo di sfogliare
distrattamente il libro,
leggi l'ultima pagina.
In quella pagina è scritto
l'epilogo di tutte le ultime
pagine di tutti i tempi,
storie con un finale
benevolo, amorevole,
mansueto.
Altre storie, invece,
fanno tremare.
Sai che la fine sarà
impietosa, suggello
di immensa
sofferenza.
Sono le storie che
non sappiamo,
di cui conosciamo l'esito
solo attraverso
il trascorrere delle anime,
a spezzare il cuore.
Astrazione pura
del dolore.
Forse eravamo monadi.
L'aggregazione fu una
forzatura.
L'isolamento è "stazione",
malinconia,
transizione volta
al raggiungimento di
una meta agognata,
ritorno all essere monade
senza la malinconia
dovuta alla transitorieta',
monadi, collegate
l'una all'altra
da una telepatia silenziosa.
Come musica,
riflesso
di un mondo ideale,
quando collegio
di modelli virtuosi.
Siamo stati punto d'origine
di una vocazione che
divenne "specchio"?
La felicità è una condizione
utopica, provvidenziale
strumento per non
disperare troppo, non
tanto per il desiderio di
esserne colmi, colmati,
quanto per non volere riconoscerne
l'assenza.
Come può il sistema,
proiettato da una mente
binaria,
immersa nell'ombra,
generare giustizia?
Lo specchio riflette.
L'Ombra si acquieta.
Il pensiero si addormenta.
Compiuto.
Commenti
Posta un commento