Intenzione
L'intenzione era stata
sottaciuta.
Amabile residuo lasciato
insepolto sopra una coltre
di silenzio
senza senso, privo di
rimpianti, ipoteca per non
dire ma neppure
dire, troppo.
Non si trattava di un
dialogo pacato,
nel corso del quale,
pensosa, ricettiva,
avresti atteso,
temporeggiando,
il responso,
bensì di un soliloquio
disarmante.
L'interlocutrice si teneva
nascosta e dentro sé
occultava il proprio pensiero,
con premura, timorosa
di ferirti, nell'esprimere sia
un consenso plaudente
che un dissenso
profondo, indifferibile.
L'uno e l'altro, per
un bizzarro, inspiegabile
coincidere non avrebbero
prodotto una cesura
netta, pulita, ma
una ferita dai margini
inconciliabili se non
per una guarigione intima,
assolutrice.
Fu questo epilogo
immanente anche se non
prevedibile,
verificabile, (il computo
delle probabilità avverse
era stato severamente
e definitivamente
cancellato) a far propendere
per una archiviazione
solenne dell'intenzione.
Sottaciuta fin dalle sue
origini.
La deriva, gentile,
inclinava
l'ombra verso l'infinito
o quel confine che
credeva tale.
In sospensione.
Eterna, se questo è
il tuo credo.
Intersezione di mondi
in cosmogonie
refrattarie.
Siete rinnegati,
chiese astutamente
e il tempo si fermo'
avvolgendosi su sé stesso,
a nessuno venne
in mente o fu consentito
negoziare.
Immagine fotografica
di Michela Gatti
Commenti
Posta un commento