Corte itinerante
Predicava, trasognata,
e ancora,
con animo gentile,
senza volontà di persuadere
ma offrendo, a sé e
al riflesso proiettato
sulla superficie del mondo,
un sogno il cui dialogo
danzava policromo tra una sognante creatura e
l'altra.
Predicava, e ancora,
ad uno stuolo di foglie
volteggianti al vento,
ombroso trastullo,
a una coltre di nubi,
forma della trasparenza,
qualora cercasse
la trasparenza un confine
in cui indugiare,
pigramente,
una deriva di pietre piccole
pronte a farsi respiro
dell'acqua più limpida,
sorgiva dissetante,
a ombre teriomorfe
sospese in un affresco
celeste, nel vuoto leggero
che non riempiono
risonanze di antichi
linguaggi, né pause
scabre, solo un silenzio
che ogni ferita e male
guarisce antecedente
la misura del tempo.
Predicava, e ancora, per
poco, vestita di saio
e nulla più, la corte
in ascolto
arretrava nella nebbia
profumata dell'ignoto
non essere,
alla deriva.
Immagine fotografica di
Alessandra Regazzi
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