Il senso delle regole
Avrebbe senso il mondo,
quand'anche lo
governassero regole
e principi di grande
levatura?
Intendi il mondo degli
umani, pervaso di
concupiscente
irragionevolezza, rigida
conflittualità, nutrita
per il piacere del conflitto
in sé, al fine di inseguire
l'illusione della sua
composizione, pacifica,
beneaugurante, guaritrice.
Metafora del mondo reale,
bolla non ancora esplosa,
ma in procinto di deflagrare
o già esplosa, in silenzio.
E nulla è nessuno rimase
a testimoniare l'universo
sotterraneo nel quale
il paradosso è norma.
Dall età della "ragione"
dell'uomo non emersero
etica, senso, armonia.
Solo un profondo disordine,
prolifico, insanabile.
La violenza è connaturata,
congeniale.
Delegata o direttamente
esercitata come strumento
di sottomissione e brutale
dominio, ma pur sempre
connaturata, profondamente
radicata, sanguinaria
e col sangue impartita,
rito ancestrale, scaturito
e forgiato da una ebbrezza
il cui fine è anestetizzare
fino all'annientamento
ogni possibilità di
pensare il ravvedimento,
oppure fredda ed efficiente
quando artefici ed esecutrici
siano macchine, ingranaggi,
meccanismi. Sistemi
rodati, modulati dalla
volontà, progredita, abile
tecnologicamente tra le
più potenti armi che la
mente abbia mai
elaborato.
La volontà del male.
Di infliggere il male.
Del tormento immillato.
Dell'usura praticata.
Della consunzione
operata.
Per " loro" per gli animali,
per troppi umani, per
la vita, alcuna pace
è prevista.
L'espansione del dolore
non ha fine.
Un mondo disabitato
offrirà il riflesso
della sua bellezza
solitaria.
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