Consenso

Ascolti dall'età dell'ombra
il pianto
inascoltato dai più, 
inesauribile la fonte,
vene
di cristallo lo recano,
organi muti, eco della
Madre afflitta
dal male 
disciolto, buio,
sulla Prole. 

Concepita senza 
consenso,
tutto ti fu dato e tutto
tolto in un soffio.
È un dono, invocato,
al fine di dissimulare 
l'inganno che lo sostiene,
la vita?
La sorte fu benevola,
tu, circondata, pervasa 
di buone cose.
Ora, al tramonto di quel
sogno che "qui" ti condusse,
ancora ti soffermi 
sul pensiero che a quel
dono ti saresti sottratta,
senza remore, 
né rimpianto.

Il reiterare della colpa
scongiura ogni ipotesi
di salvezza.
Pensavo, le forme viventi,
qualsiasi forma vivente
è abbarbicata alla vita 
anche quando in condizioni
di estrema sofferenza.
Quella condizione della
quale la morte sembra
essere unica salvezza,
via d'uscita, fuga dal dolore,
soluzione.
Eppure la vita perdura
oltre ogni sopportazione.
La Morte sopraggiunge 
quando, allo stremo, 
la vita le si concede,
arresa.
Allora, ho pensato, non
è l'individuo adeso alla
vita oltre misura, ma la
vita stessa, embricata
alle forme viventi tutte.
Non le lascia andare se 
non all'esalare l'ultimo
respiro, quando ogni 
risorsa è bruciata e non
le resta più nulla di cui
nutrirsi, senza 
compassione.
La vita è un dono?

Immagine fotografica di Alessandra Regazzi 








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