Zoe o la forma dell'anima
Non cerchi sembianze,
solo la forma disabitata,
pura e gentile che ti fu
compagna nella solitudine,
la forma dell'anima,
incarnazione nolente
alla quale, senza possibilità
di sottrarti, aderisti.
Dall'ordine di un mondo
etereo precipitata nel caos,
nubecola sobria,
trasparenza,
le spoglie cadono,
variabili celesti, mimetica
mitezza, le cui vestigia
piangono inavvertite.
"Fu altro da te e ne
prendesti cura."
Presti attenzione,
contemplando ascolti.
Chi è l'altro, in quale
ambito è custodito?
Quale forma assume
perché lo ritenga degno
di considerazione?
Simile? Somigliante?
Figlio, amico, creatura
che non repella, animale
che desti empatia,
tenerezza che risvegli
compassione.
O l'altro è il mondo intero,
che tutto comprende
e che vorrebbe essere
abitato, compreso, amato,
abbracciato, soccorso?
Non usato, non vilipeso,
non consumato.
L'altro che guardi negli
occhi e per il quale non
puoi fare niente se non
accordarti e lasciarlo.
L'hai davanti, dentro
l'anima, anche se agli
antipodi, il mondo, l'altro,
chiunque sia, tuo specchio,
speculare.
Nell'essere mortale
è la condizione perfetta,
che non soffra la carne
nel passare.
Dopo è questione di quiete
dell'anima.
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