Il filo del discorso (le età della vita)
Decadono, senza sapere
di essere decadute,
formule di forme
inanimate, inette alla vita,
permeate di dolore non
pervenuto alla soglia.
Quale soglia?
Si ritrae la coscienza per
tremula vergogna dei
riflessi capovolti, intrappolati
in superfici liquefatte,
riflessi i cui margini
smagliati si agitano
sobriamente.
Da quale fonte furono
rigurgitate le formule che
diedero origine alle forme
e chi le proietto' con
volere insindacabile?
Il fondo sembra
irraggiungibile, appena
sfiorato ti svela un fondo
ulteriore, sprofondato
nella propria materia,
seduzione pura, senza
desiderio, sconfina di
fondo in fondo, l'uno
sottostante l'altro,
ti attrae.
Curiosa e severa,
osservatrice attenta, tu.
Gioco di specchi
strutturati con perizia,
composizione
di frammenti e schegge
lacustri, oceani immensi
riflettenti il mondo,
immaginario
del tuo mondo?
Si dissolvera' nell'infinito
l'ultimo degli ultimi fondi,
dove tutto con premurosa
discrezione e riserbo,
avrà fine.
Il mondo intero.
Non credi in altre vite.
Una vita è sufficiente.
La percezione della sua
vanità, intesa come
assoluta, ti accompagna
da sempre.
In giovane età l'illusione
di poter cambiare
ciò che ti faceva soffrire,
eliminare il misfatto prima
del suo accadere,
il sopruso nella sua ipotesi,
comprimeva la percezione
fino ad occultare
la sua essenza vitale
in profondità inaccessibili.
Ora è in piena luce.
Innegabile.
Non negoziabile.
Segui la tua natura cortese,
modulata e disegnata
a suo tempo, che il tempo
colora e scolorisce
con tenero distacco
"nel passare".
Un ordine, non solo
universale, vigila in
tutto ciò e tu lo guardi
con riluttanza,
obbedendo.
L'età della vita nella quale
ogni ricerca esaudisce
sé stessa nel compiersi
la forma dell'anima,
diviene trasparente
nubecola,
anche quando benevole
le età giovanili,
compenetrate di passione
magmatica, nell'ultimo
ciclo la scoperta del
distacco e della
tenerezza che lo
accompagna senza
nulla volere in cambio,
neppure l'eternità,
si fanno lontane,
disadorne.
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