Appartenenza (parte seconda)
Trasparente è l'anima,
spirituale. Rarefazione
fino al non essere.
Ma gravata da teorie
e formule d'obbligo
di un credo languente.
La rappresentazione
del "sacro" porta il nome
di "Dio", riflette gerarchie
e codici cui sono
sottoposti i sistemi umani,
ne è circuito, avvolto
con tenacia, "Dio",
non ha via di fuga.
Senza forma, divino,
puro Pneuma,
senza tempo,
senza desiderio,
senza principio né fine,
senza volontà di creare,
diffondersi, spiegare
o rivelare sé stesso
attraverso forme viventi,
animate o inanimate.
Dio.
Il senso della sua fede,
singolare, quasi ateo.
Sapienti, teoreti,
discepoli, coloro che,
dediti all'osservanza
dei sogni, sognano,
ad occhi aperti, desti
o addormentati, vigili,
smarriti, pavidi o
valorosi, credenti in
un credo condiviso
da molti o da un singolo
seguace, o increduli
amanti di una fede atea,
sposano una credenza
collettiva, che esista,
sia esistita o esisterà
un'altra vita.
La fine della vita,
eccentrico viaggio,
penso essere assoluta
e il più bel dono.
Una opportunità,
non altre vite da scontare,
viandante,
per le quali riparare
il danno compiuto,
chiedere venia per
il male arrecato.
Questa vita offerta,
unica via, può diventare
inferno, preghiera,
supplice compensazione,
cosmogonia,
quiete.
Qui, ora.
Senza rimpianti tardivi,
o speranze infondate
(la speranza lo è sempre).
Senza rimorso o
soluzione o assoluzione,
in compagnia
di un dolore pacato,
gentile ma ineluttabile.
Chi lo può rimettere
giace al confine
dell'ignoto, assopito,
in solitudine
magnifica.
.
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